Cima Cavallazza e laghi di Colbricon

Nel mese di Agosto ho intrapreso una bellissima escursione ad anello di interesse storico e dal paesaggio non indifferente.
Si parte dal passo Rolle, lasciando la macchina nel parcheggio dell malga Rolle. Da qui procediamo verso la seggiovia Tognazza che ci porta verso l’omonima cima.

Cima Tognazza raggiunta con la seggiovia. Sullo sfonfo le pale di San Martino

Raggiunta la cima Tognazza si segue il sentiero R02 in direzione forcella Cavallazza. Il sentiero passa tra verdissimi prati e laghetti alpini, tenendo sulla sinistra la cresta della piccola Cavallazza e sulla destra il lago di Cavallazza.
In breve tempo si raggiunge la forcella di Cavallazza e si riprende il sentiero sulla destra iniziando a salire in modo più deciso verso la cima che ormai è molto vicina.

Lago di Cavallazza
Forcella Cavallazza

Si progredisce lungo sentiero ciotolato fino a raggiungere la costa della cima, da qui con sentiero terroso si raggiunge in breve tempo la scenica croce di vetta, avvolta dal filo spinato. Bisogna ricordare che questa zona era fronte italiano durante la prima guerra mondiale, come dimostrano i camminamenti presenti.
In cima si trova anche il libro di vetta dove possiamo lasciare traccia del nostro passaggio.
Dalla cima si vede il sentiero di ritorno in direzione dei laghetti di Colbricon.

Croce di vetta e libro
Laghi di Colbricon visti dalla cima della Cavallazza

In circa un ora si raggiungono i laghetti con una discesa un po’ ripida ma semplice dal punto di vista tecnico. Giunti al rifugio Colbricon ci concediamo la pausa pranzo, prima di rientrare al parcheggio.
Il rientro avviene per facile sentiero nel bosco, in circa 40 minuti si raggiunge la macchina per il rietro.
L’escursione non è difficile e di notevole interesse storico. Inoltre la zona è poco frequentata ottima per escursioni con un numeroso gruppo di amici.
Se non si vuole chiudere l’anello si può rientrare dalla cima tognazza con la funivia al parcheggio .

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Rifugio Pomedes- Rudeferia

Questo itinerario di diversi chilometri, collega il rifugio Pomedes, dove abbiamo passato l’ultima notte , con Rudeferia dove abbiamo parcheggiato la macchina per l’inizio della nostra escursione.
Dal rifugio Pomedes (2303m s.l.m) si imbocca il sentiero 421 in direzione Rifugio Dibona, dopodichè si prosegue lungo il sentiero numero 403. Risaliamo lungo il sentiero 404 in direzione “Grotta delle tofane”, salita ripida che nel giro di poco tempo ci porta circa a quota 2400m s.l.m.
Da qui iniziamo a seguire un sentiero in consta con fantastici panorami sulla Marmolada e le Cinque Torri.

Marmolada dal sentiero 404

Il sentiero che seguiamo è parte dell’alta via delle dolomiti numero 1 e ci porta alla forcella Col dei Bos, al quale bivio seguiamo il sentiero 402 in direzione forcella Travenanzes.

Vista delle tofane dalla forcella Col dei Bos

Una volta giunti alla forcella Travenanzes proseguiamo lungo il sentiero 401 che ci conduce alla forcella Lagazuoi. Qui risaliamo al rifugio Lagazuoi, punto più alto della nostra escursione (2752m s.l.m), luogo di scontri durante la prima guerra mondiale, posizione molto ambita per la vista che domina le valli circostanti

Rifugio Lagazuoi

riproduzione delle trincee della prima guerra mondiale

Da qui inizia la discesa, si abbandona il veneto e ci si riferisce in Alta Badia seguendo il sentiero 20 fino al lago di Lagazuoi

Lago Lagazuoi

Da qui, con una ripida discesa, si raggiunge in breve tempo il rifugio Scotoni e poi si prosegue su strada carrozzabile al rifugio Capanna Alpina.
Ora seguendo il sentiero 11 si raggiunge l’albergo Armentarola. Da qui in circa un’ora, seguendo la strada in direzione San Cassiano si arriva a Rudeferia

Rifugio Scotoni

Dal Giussani al Pomedes: una terrazza sulle dolomiti

L’ultimo rifugio in cui abbiamo pernottato è il rifugio Pomedes.
Dal rifugio Giussani, prendiamo il sentiero 403 in direzione rifugio Dibona. Il sentiero è in discesa in quanto perdiamo circa 500m di dislivello, è abbastanza ripido ma il fondo del sentiero è di ottima fattura, non presenta alcun tipo di problema.

Il rifugio Dibona

Il rifugio Dibona è il luogo ideale dove fare una pausa, iniziano a intravedersi gran parte delle dolomiti Ampezzane, dalle Cinque torri fino al gruppo del Sorapis.
Dopo una sosta decidiamo di ripartire per il rifugio Pomedes, si segue il sentiero numero 421 che risale rapidamente tra gli alberi e guadagna in breve tempo i 300 metri di dislivello. In circa 40 minuti avremo raggiunto la nostra destinazione ai piedi di Punta Anna e con una vista panoramica a 360°: dal Cristallo al gruppo della Marmolada.

Il rifugio Pomedes

Nella notte un c’è stato un temporale molto forte, questo ha permesso un risveglio senza una nuvola. Il panorama a dir poco spettacolare, si riusciva a vedere perfettamente il gruppo del Civetta e le Pale di San Martino.
Il rifugio è molto recente, gestito in modo impeccabile, pulito e con un ottima cucina. Ideale per tutti anche perchè facilmente raggiungibile da Cortina

Il panorama alle prime luci del mattino

Escursione dal rifugio Fanes al rifugio Giussani

Dal rifugio Fanes si imbocca il sentiero numero 11 in direzione lago di Limo, al bivio (quota 2157m s.l.m) si prosegue per il sentiero numero 10 seguendo il corso del Rio Fanes.

Lago di Limo

Si prosegue sul sentiero 10 per diversi chilometri, all’interno di bellissimi ambienti boschivi. Questo percorso è in discesa, dalla quota di 2157m a 1500m circa, fino al raggiungimento del bivio in corrispondenza delle cascate del rio Fanes. A questo punto il sentiero da seguire diventa il numero 401 in direzione Val Travenanzes.
Dolcemente si inizia a recuperare quota fino al bivio con il sentiero 403 (quello che dovremo seguire).
Il sentiero 401, seguito sin ora, presenta diversi punti di interesse paesaggistico. Molto suggestivo è il canyon scavato dal rio Travenanzes e il percorso di risalita che costeggia le Tofane.

Canyon scavato dal rio Travenanzes
Val travenzanzes, poca distanza dal bivio con il sentiero 403. Sulla sinistra la Tofana de Rozes.

Imboccato il sentiero 403 si inizia a recuperare quota molto velocemente, i pini mughi, lasciano posto alla roccia raggiungendo la città dei sassi, luogo in cui, durante la grande guerra, i soldati costruirono molte fortificazioni.
Dopo diverse ore di cammino si inizia ad intravedere la teleferica che rifornisce il rifugio Giussani, che resta nascosto fino a pochi metri dall’arrivo.

Fortificazioni di guerra lungo il sentiero 403 in direzione rifugio Giussani
Il rifugio Giussani

Dal rifugio si gode di una vista stupenda sulla Tofana de rozes e su parte dei monti che danno sulla valle di Cortina d’Ampezzo.
Il percorso descritto è lungo, con dislivelli importanti e potrebbe durare diverse ore (noi abbiamo impegato circa 7h e 30′ con diverse pause) ma permette di vedere paesaggi molto variegati.
Per chi fosse interessato a vivere l’esperienza del rifugio e non vuole seguire questo tracciato può parcheggiare al rifugio Dibona e risalire in direzione Giussani.

La Tofana de Rozes dal rifugio Giussani

Il rifugio è ancora in vecchio stile: le docce e i bagni sono comuni e le camere sono da 5 posti letto oppure da 10/12 se parliamo di camerata.
A cena si respira un atmosfera da film, le persone che ci circondano hanno bellissime esperienze da raccontare e sono piene di entusiasmo per le avventure che le attedono.
Al mattino si può godere dell’enrosadira della Tofana dalla finestra della propria camera.

L’enrosadira della Tofana de Rozes, ore 6:15 a.m

Escursione al rifugio Fanes

Raggiunta l’Alta Badia ci siamo diretti in locarità Rudeferia, situato a 1670m s.l.m. Da qui in poi abbandoniamo la macchina per i successivi quattro giorni, seguendo il sentierno numero 15. Al bivio con il sentiero 12 si segue quest’ultimo, attraversando la val de Medesc, raggiungendo nel giro il un paio d’ore, lungo un sentiero ripido ma ben segnato, la forcella de Medesc, luogo ideale per il pranzo al sacco.

Sentiero 12 in direzione della Forcella de Medesc, bellissima visuale sul gruppo di Sella e la Marmolada

Bivio della forcella de Medesc

Dalla forcella si prosegue lungo il sentiero numero 12. Da qui l’indicazione indica il tempo di percorrenza di circa 1h e 30′, va da se che la lunghezza del percorso e il dislivello rendano questa tempistica un po’ stretta.
L’ultimo tratto di sentiero non presenta difficolà particolari, se non che è accidentato.
Dopo un paio di ore di cammino si raggiunge una piana dove si trovano il rifugio Lavarella e il rifugio Fanes.

Piana in cui si trovano il rifucio Fanes e Lavarella, visti dal sentiero 12

Il rifugio è molto confortevole, le camere sono accoglienti e gli spazi sono molto ben puliti. La cena (alla carta, non c’è l’opzione mezza pensione) presenta una grande varietà di pietanze tutte di ottima qualità.
Nonostante il sentiero per raggiungere il rifugio sia lungo e impegnativo, il Fanes è un luogo magico dove passare la notte nell’ottica di altre belle escursioni in zona.
Da qui ci dirigeremo al rifugio Giussani.

Sullo sfondo il rifugio Fanes

Viaggio per rifugi

Nel mese di luglio del 2019, insieme ad un amico, ho intrapreso un viaggio indimenticabile che ha toccato tre rifugi: il rifugio Fanes (Alta Badia), rifugio Giussani (provincia di Cortina d’Ampezzo) e rifugio Pomedes, anche esso nelle dolomiti Ampezzane.
Quest’esperienza mi ha permesso di vivere a pieno la vita di montagna, è difatti il sogno di molti amanti del luogo quello di svegliarsi già in sito, senza dover prendere l’automobile, con tutto lo stretto necessario nello zaino per affrontare la giornata.
Nei prossimi articoli vi racconterò i perconsi che ci hanno portato da un rifugio all’altro provando a trasmettervi il sapore di una notte all’interno di questi posti.

Rifugio Fanes
Rifugio Giussani
Rifugio Pomedes