Soddisfazioni ad alta quota

Fino all’estate scorsa il desiderio più grande era raggiungere il rifugio Carlo Alberto I alle torri del Vajolet. Finamlemente il sogno è diventato realtà e l’emozione è stata tanta.

Ore nove, si parte da Castello di Fiemme ed ecco subito il primo intoppo: il traffico. Infatti la strada che collega la Val di Fiemme e la Val di Fassa in estate è molto trafficata e questo non va molto d’accordo con un escursione che è molto lunga.
Arrivati a Pera di Fassa altra grande sorpresa, il pullman che porta al rifugio Gardeccia, punto di partenza della nostra escursione, non passa più, bisogna utilizzare la seggiovia che ci porta a Pian Pecei.

La funivia verso Pian Pecei


Gambe in spalla e si parte, bisogna recuperare 45 minuti in più di cammino e arrivare al rifugio Gardeccia, inoltre il tempo non è dei migliori, speriamo che tenga.
Seguiamo il sentiero nel bosco, buttanto ogni tanto un occhio al gruppo del Sella, si arriva al Gardeccia e da qui si imbocca il sentiero numero 546 in direzione rifugio Vajolet.
La carrecciera ci taglia le gambe, ma la testa è alle torri e non molliamo, arriviamo per le 13 al rifugio vajolet, sono passate quasi 2 ore da quando siamo partiti, ci fermiamo per la pausa pranzo.
Arriva finalmete il suo momento, si imbocca il sentiero alpinistico che risale ripidissimo nella gola. Non siamo soli, tante persone tutti i giorni percorrono questo sentiero non banale, nei tratti con il cordino metallico si può trovare molta fila.

Foto di un compagno di viaggio, in basso il rifugio Vajolet


In circa un ora dalla partenza siamo arrivati al rifugio, è uno spettacolo, finalmente il sogno è stato coronato.
Non possiamo sostare più di 10 minuti, dalla gola non si riesce a vedere l’evolvere delle condizioni atmosferiche ed è meglio evitare un temporale nella gola completamente in ombra, con roccia levigata e cordino metallico.

Il rifugio Vajolet e le torri omonime


Ce la facciamo, arriviamo al Vajolet, solo qualche goccia e ripercorriamo a ritroso il sentiero dell’andata.
Al ritorno i sorrisi parlano da soli, ce l’abbiamo fatta!

L’escursione è senza dubbio impegnativa, copre una grande distanza e richiede una buona preparazione fisica e un pò d’esperienza soprattuto per il tratto attrezzato.

Il sentiero 542 visto dal rifugio Vajolet

Un gioiello incastonato tra le montagne

Con questo articolo vi voglio parlare di uno dei posti più belli che io abbia mai visto: il lago del Barbellino.
Questo lago è di natura artificiale e nasce da uno sbarramento del fiume Serio, in Val Brembana. E’ situato a circa 1900m s.l.m, vicino ad esso c’è il rifugio Antonio Curò, meta dell’escursione di cui vi sto per parlare.
Arrivata a Valbondione (punto di inizio di diverse escursioni nelle Orobie) , cerchiamo parcheggio e partiamo. Seguiamo il sentiero numero 305. Il sentiero non è complicato ma molto faticoso perché presenta una pendenza costante per tutta la sua lunghezza ed è esposto al sole.
Dopo circa un ora di cammino si esce dal bosco e si raggiunge un bel punto panoramico dal quale ogni anno si ammirano le cascate del Serio, che vengono aperte in date prefissate e hanno gran seguito in numero di turisti ed escursionisti che accorrono a vedere questo spettacolo. Da qui la strada è ancora lunga ma vale la pena fermarsi ad osservare il Pizzo Coca che con eleganza sovrasta il rifugio Coca che si minuscolo compare dalla parte opposta della valle.
Riprendiamo il nostro cammino salendo con pendenza costante, sono ormai le 11 del mattino di una calda giornata d’Agostove il sole inizia ad appesantire sempre di più i nostri passi.

Ci concediamo una pausa al bivio con il sentiero numero 304 che prosegue verso il rifugio Albani, splendido rifugio ai piedi della Presolana, noi proseguiamo a destra e iniziamo a costeggiare il Monte Verme.
La meta è ormai vicina, mancano circa 40 minuti di cammino, arriviamo ad un punto estremamente panoramico, il sentiero è intagliato nelle pendici del monte e, dopo aver superato un passaggio attrezzato con catena (NB: il percorso è sempre in piano su carreciera, le catene non sono necessarie) intravediamo in lontananza sventolare le bandiere dle rifugio e il rifugio stesso, sono passate quasi 3 ore e mezza dalla partenza.

Superato il rifugio possiamo ammirare lo spettacolare lago. Ci fermiamo a riposare e consumare il nostro pranzo, beviamo una buona birra e verso le 15 rientriamo, non prima di aver fatto la classica foto di rito con la spada nella roccia

La spada nella roccia
Lago del Barbellino

L’escursione è faticosa ma totalmente ripagata dalla bellezza del lago. Il sentiero continua costeggiando il lago in direzione del lago naturale del Barbellino, vicino al rifugio Barbellino, un giorno o l’altro ve la racconterò.

La cappellina lungo il lago

Un posto da favola per una meravigliosa stagione escursionistica

L’estate 2019 è stato senza dubbio molto ricca di escursioni e momenti importanti: le prime notti in rifugio, i primi sentieri alpinistici, il desiderio di puntare sempre più in alto cercando nella montagna se stessi.
La stagione escursionistica si era aperta con la desideratissima escursione al rifugio Val di Fumo

Partiti di buon mattino dalla bassa pavese ci siamo diretti a Daone, percorrendo una strada abbastanza tortuosa arriviamo al parcheggio della diga che genera il bacino artificiale del Lago di Malga Bissina.
La giornata è particolamente calda per essere metà Giugno, l’indomani le scottature si faranno sentire, ci incamminiamo lungo il sentiero che costeggia il lago regalando bellissimi scorci sull’Adamello.

Scorci lungo il sentiero

Il sentiero prosegue sempre in falso piano senza presentare alcuna difficoltà tecnica, a tratti nel bosco e in altri punti lungo le rive del fiume Chiese che nasce proprio dall’Adamello, più precisamente dal Monte Fumo.

La natura selvaggia ai piedi dell’Adamello

Le acque limpide del Chiese ci accompagnano per tutto il percorso, in poco più di due ore, attraversando affascinanti vallate color smeraldo, arriviamo al rifugio Val di Fumo di proprietà del S.A.T. Qui è facile trovare un’allegra famiglia di cavalli che non si sottraggono a carezze e merende offerte dagli escursionisti.

Il rifugio

Il tempo atmosferico è clemente, dopo il pranzo al sacco possiamo riposarci lungo le rive del Chiese e osservare il Carè Alto che con serietà controlla tutto ciò che succede ai suoi piedi.
Al rientro ripercorriamo lo stesso sentiero dell’andata, lasciandoci alle spalle la natura selvaggia per tornare alla caotica vita di tutti i giorni.
L’escursione è semplice ed adatta a persone di ogni età, non richiede nessuna preparazione fisica. A par mio è un luogo che una volta nella vita bisogna visitare.

Cartolina dalla Val di Fumo

Cima Cavallazza e laghi di Colbricon

Nel mese di Agosto ho intrapreso una bellissima escursione ad anello di interesse storico e dal paesaggio non indifferente.
Si parte dal passo Rolle, lasciando la macchina nel parcheggio dell malga Rolle. Da qui procediamo verso la seggiovia Tognazza che ci porta verso l’omonima cima.

Cima Tognazza raggiunta con la seggiovia. Sullo sfonfo le pale di San Martino

Raggiunta la cima Tognazza si segue il sentiero R02 in direzione forcella Cavallazza. Il sentiero passa tra verdissimi prati e laghetti alpini, tenendo sulla sinistra la cresta della piccola Cavallazza e sulla destra il lago di Cavallazza.
In breve tempo si raggiunge la forcella di Cavallazza e si riprende il sentiero sulla destra iniziando a salire in modo più deciso verso la cima che ormai è molto vicina.

Lago di Cavallazza
Forcella Cavallazza

Si progredisce lungo sentiero ciotolato fino a raggiungere la costa della cima, da qui con sentiero terroso si raggiunge in breve tempo la scenica croce di vetta, avvolta dal filo spinato. Bisogna ricordare che questa zona era fronte italiano durante la prima guerra mondiale, come dimostrano i camminamenti presenti.
In cima si trova anche il libro di vetta dove possiamo lasciare traccia del nostro passaggio.
Dalla cima si vede il sentiero di ritorno in direzione dei laghetti di Colbricon.

Croce di vetta e libro
Laghi di Colbricon visti dalla cima della Cavallazza

In circa un ora si raggiungono i laghetti con una discesa un po’ ripida ma semplice dal punto di vista tecnico. Giunti al rifugio Colbricon ci concediamo la pausa pranzo, prima di rientrare al parcheggio.
Il rientro avviene per facile sentiero nel bosco, in circa 40 minuti si raggiunge la macchina per il rietro.
L’escursione non è difficile e di notevole interesse storico. Inoltre la zona è poco frequentata ottima per escursioni con un numeroso gruppo di amici.
Se non si vuole chiudere l’anello si può rientrare dalla cima tognazza con la funivia al parcheggio .

Rifugio Pomedes- Rudeferia

Questo itinerario di diversi chilometri, collega il rifugio Pomedes, dove abbiamo passato l’ultima notte , con Rudeferia dove abbiamo parcheggiato la macchina per l’inizio della nostra escursione.
Dal rifugio Pomedes (2303m s.l.m) si imbocca il sentiero 421 in direzione Rifugio Dibona, dopodichè si prosegue lungo il sentiero numero 403. Risaliamo lungo il sentiero 404 in direzione “Grotta delle tofane”, salita ripida che nel giro di poco tempo ci porta circa a quota 2400m s.l.m.
Da qui iniziamo a seguire un sentiero in consta con fantastici panorami sulla Marmolada e le Cinque Torri.

Marmolada dal sentiero 404

Il sentiero che seguiamo è parte dell’alta via delle dolomiti numero 1 e ci porta alla forcella Col dei Bos, al quale bivio seguiamo il sentiero 402 in direzione forcella Travenanzes.

Vista delle tofane dalla forcella Col dei Bos

Una volta giunti alla forcella Travenanzes proseguiamo lungo il sentiero 401 che ci conduce alla forcella Lagazuoi. Qui risaliamo al rifugio Lagazuoi, punto più alto della nostra escursione (2752m s.l.m), luogo di scontri durante la prima guerra mondiale, posizione molto ambita per la vista che domina le valli circostanti

Rifugio Lagazuoi

riproduzione delle trincee della prima guerra mondiale

Da qui inizia la discesa, si abbandona il veneto e ci si riferisce in Alta Badia seguendo il sentiero 20 fino al lago di Lagazuoi

Lago Lagazuoi

Da qui, con una ripida discesa, si raggiunge in breve tempo il rifugio Scotoni e poi si prosegue su strada carrozzabile al rifugio Capanna Alpina.
Ora seguendo il sentiero 11 si raggiunge l’albergo Armentarola. Da qui in circa un’ora, seguendo la strada in direzione San Cassiano si arriva a Rudeferia

Rifugio Scotoni

Dal Giussani al Pomedes: una terrazza sulle dolomiti

L’ultimo rifugio in cui abbiamo pernottato è il rifugio Pomedes.
Dal rifugio Giussani, prendiamo il sentiero 403 in direzione rifugio Dibona. Il sentiero è in discesa in quanto perdiamo circa 500m di dislivello, è abbastanza ripido ma il fondo del sentiero è di ottima fattura, non presenta alcun tipo di problema.

Il rifugio Dibona

Il rifugio Dibona è il luogo ideale dove fare una pausa, iniziano a intravedersi gran parte delle dolomiti Ampezzane, dalle Cinque torri fino al gruppo del Sorapis.
Dopo una sosta decidiamo di ripartire per il rifugio Pomedes, si segue il sentiero numero 421 che risale rapidamente tra gli alberi e guadagna in breve tempo i 300 metri di dislivello. In circa 40 minuti avremo raggiunto la nostra destinazione ai piedi di Punta Anna e con una vista panoramica a 360°: dal Cristallo al gruppo della Marmolada.

Il rifugio Pomedes

Nella notte un c’è stato un temporale molto forte, questo ha permesso un risveglio senza una nuvola. Il panorama a dir poco spettacolare, si riusciva a vedere perfettamente il gruppo del Civetta e le Pale di San Martino.
Il rifugio è molto recente, gestito in modo impeccabile, pulito e con un ottima cucina. Ideale per tutti anche perchè facilmente raggiungibile da Cortina

Il panorama alle prime luci del mattino

Escursione dal rifugio Fanes al rifugio Giussani

Dal rifugio Fanes si imbocca il sentiero numero 11 in direzione lago di Limo, al bivio (quota 2157m s.l.m) si prosegue per il sentiero numero 10 seguendo il corso del Rio Fanes.

Lago di Limo

Si prosegue sul sentiero 10 per diversi chilometri, all’interno di bellissimi ambienti boschivi. Questo percorso è in discesa, dalla quota di 2157m a 1500m circa, fino al raggiungimento del bivio in corrispondenza delle cascate del rio Fanes. A questo punto il sentiero da seguire diventa il numero 401 in direzione Val Travenanzes.
Dolcemente si inizia a recuperare quota fino al bivio con il sentiero 403 (quello che dovremo seguire).
Il sentiero 401, seguito sin ora, presenta diversi punti di interesse paesaggistico. Molto suggestivo è il canyon scavato dal rio Travenanzes e il percorso di risalita che costeggia le Tofane.

Canyon scavato dal rio Travenanzes
Val travenzanzes, poca distanza dal bivio con il sentiero 403. Sulla sinistra la Tofana de Rozes.

Imboccato il sentiero 403 si inizia a recuperare quota molto velocemente, i pini mughi, lasciano posto alla roccia raggiungendo la città dei sassi, luogo in cui, durante la grande guerra, i soldati costruirono molte fortificazioni.
Dopo diverse ore di cammino si inizia ad intravedere la teleferica che rifornisce il rifugio Giussani, che resta nascosto fino a pochi metri dall’arrivo.

Fortificazioni di guerra lungo il sentiero 403 in direzione rifugio Giussani
Il rifugio Giussani

Dal rifugio si gode di una vista stupenda sulla Tofana de rozes e su parte dei monti che danno sulla valle di Cortina d’Ampezzo.
Il percorso descritto è lungo, con dislivelli importanti e potrebbe durare diverse ore (noi abbiamo impegato circa 7h e 30′ con diverse pause) ma permette di vedere paesaggi molto variegati.
Per chi fosse interessato a vivere l’esperienza del rifugio e non vuole seguire questo tracciato può parcheggiare al rifugio Dibona e risalire in direzione Giussani.

La Tofana de Rozes dal rifugio Giussani

Il rifugio è ancora in vecchio stile: le docce e i bagni sono comuni e le camere sono da 5 posti letto oppure da 10/12 se parliamo di camerata.
A cena si respira un atmosfera da film, le persone che ci circondano hanno bellissime esperienze da raccontare e sono piene di entusiasmo per le avventure che le attedono.
Al mattino si può godere dell’enrosadira della Tofana dalla finestra della propria camera.

L’enrosadira della Tofana de Rozes, ore 6:15 a.m